– Buongiorno, signora Walker.

– Buongiorno, signor Ho.

– Immagino che abbia letto il rapporto del mattino.

– Sí, certo.

– Suppongo anche che, rispondendo alla richiesta quotidiana di opinioni, avrà deciso di far sentire la sua voce sul tema delle colonie planetarie.

– Proprio così, signor Ho. Proprio così. Nessuno su questa Terra potrà incoraggiare un progetto così costoso sino a che un solo essere umano riamarrà al di sotto – e questo mi sembra mostuoso – dei livelli di vita di cui tutti godiamo.

– Come mi rallegra ascoltarla, signora Walker. Come mi rallegro! Ma mi dica, in quale momento tutto è cominciato a cambiare?… Quando ci siamo resi conto che esistevamo e che, quindi, esistevano anche gli altri? Adesso so che esisto, che sciocchezza! Non è vero, signora Walker?

– Non è affatto una sciocchezza. Io esisto perché lei esiste e viceversa. Questa è la realtà, tutto il resto è una sciocchezza. Credo che i ragazzi di… come si chiamava? Qualcosa di simile a “L’Intelligenza Lenta”?

– Il Comitato per la Difesa del Sistema Nervoso Debole. Nessuno li ricorda, per questo ho dedicato loro dei versi.

– Sì, sì. Bene, i ragazzi si sono dati da fare per mettere le cose in chiaro. In verità non so come abbiano fatto ma lo hanno fatto. Altrimenti ci saremmo trasformati in formiche od in api od in trifinus melancolicus! Non ci saremmo accorti di niente. Almeno per un po’ di tempo; forse noi non avremmo vissuto quello che stiamo vivendo. Mi dispiace solo per Clotilde e Damián e per tanti altri che non sono riusciti a vedere il cambiamento. Erano davvero disperati e la cosa più grave è che non sapevano perché. Ma guardiamo al futuro.

– E’ così, è così. Tutta l’organizzazione sociale, se possiamo chiamarla così, sta crollando. In così poco tempo si è completamente sfaldata. E’ incredibile! Ma questa è una crisi che vale la pena di essere vissuta. Alcuni si spaventano perché credono che perderanno qualcosa, ma che cosa potranno perdere? Proprio adesso stiamo dando forma ad una società nuova. E quando avremo sistemato per bene la nostra casa, faremo un nuovo balzo in avanti. Allora sì che potremo dedicarci alle colonie planetarie, alle galassie ed all’immortalità. Non mi preoccupa il fatto che in futuro potremo commettere qualche nuova sciocchezza perché ormai saremo cresciuti e, a quel che sembra, la nostra specie riesce a cavarsela proprio nei momenti più difficili.

– Hanno cominciato con i programmi dello spazio virtuale. Li hanno montati in modo tale che tutti hanno voluto mettersi a giocare e così ben presto le persone si sono rese conto di non essere delle figure piatte ritagliate. Si sono resi conto di esistere. I ragazzi sono stati il fermento di qualcosa che sicuramente doveva accadere, altrimenti non si spiegherebbe la rapidità della cosa. La gente ha preso tutto nelle proprie mani, era ora! La conclusione della storia è stata spettacolare, perché l’ottantacinque per cento della popolazione mondiale ha sognato o ha visto il leone alato ed ha anche sentito le parole del visitatore che tornava nel suo mondo. Io l’ho visto, e lei?

– Io l’ho sognato.

– E’ la stessa cosa… Visto che questa è la prima volta che parliamo, le sembrerà troppo se le chiedo un grande favore?

– Su, avanti, signora Walker. Stiamo vivendo in un mondo nuovo ed ancora facciamo fatica a trovare modi più aperti di comunicazione.

– Mi leggerebbe le sue poesie? Immagino che siano inefficienti, arbitrarie e, soprattutto, confortanti.

– Proprio così, signora Walker. Sono inefficienti e confortanti. Gliele leggerò, quando lei vorrà. Le auguro una bellissima giornata.

 

Tratto da “IL GIORNO DEL LEONE ALATO”, dall’omonima raccolta di racconti di Silo

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